
"Resilienza: Quando la nostra mappa interiore cambia"
Per molto tempo possiamo aver costruito la nostra vita intorno a determinate certezze. Sapevamo chi eravamo. Sapevamo cosa volevamo. Sapevamo quali persone avevamo accanto. Sapevamo, almeno in parte, quale direzione prendere. Poi qualcosa cambia. E ci scopriamo a pensare.... Leggi l'articolo completo...
LA RESILIENZA
Giada Villa
10/1/20262 min read


Ci sono momenti nella vita in cui non perdiamo soltanto qualcosa.
Perdiamo anche il modo in cui avevamo imparato a orientarci.
Una relazione finisce.
Una persona che amiamo non c'è più.
Cambiamo lavoro.
Diventiamo genitori.
Lasciamo un luogo.
Attraversiamo una crisi.
Ci accorgiamo che ciò in cui credevamo non ci rappresenta più.
E improvvisamente ci troviamo davanti a una strada che non riconosciamo.
Quando le vecchie coordinate non funzionano più
Per molto tempo possiamo aver costruito la nostra vita intorno a determinate certezze.
Sapevamo chi eravamo.
Sapevamo cosa volevamo.
Sapevamo quali persone avevamo accanto.
Sapevamo, almeno in parte, quale direzione prendere.
Poi qualcosa cambia.
E ci scopriamo a pensare:
“E adesso?”
Non sempre abbiamo perso noi stessi.
A volte abbiamo semplicemente bisogno di conoscerci di nuovo.
Perché alcune esperienze modificano le nostre priorità, i nostri bisogni, il modo in cui guardiamo le relazioni e persino il modo in cui guardiamo noi stessi.
La vecchia mappa non è necessariamente sbagliata.
È semplicemente diventata insufficiente per il territorio che stiamo attraversando.
Una mappa non è la strada
Una mappa serve per orientarci.
Ma non può prevedere ogni curva, ogni salita, ogni deviazione.
Allo stesso modo, la nostra mappa interiore non può proteggerci da tutto ciò che accadrà.
Può però aiutarci a riconoscere alcuni punti importanti:
Cosa sento?
Di cosa ho bisogno?
Cosa per me conta davvero?
Cosa non voglio più?
Cosa sto cercando di proteggere?
Cosa sto cercando di lasciare andare?
Quali sono le persone con cui posso essere autenticamente me stessa?
Sono domande semplici.
Ma non sempre hanno risposte immediate.
Non avere una risposta non significa essere persi
Viviamo in una cultura che ci spinge spesso a trovare rapidamente una soluzione.
Devi sapere cosa vuoi.
Devi reagire.
Devi ricominciare.
Devi trasformare la difficoltà in un'opportunità.
Ma alcune risposte hanno bisogno di tempo.
Possiamo attraversare un periodo in cui non sappiamo ancora dove stiamo andando.
E possiamo concedercelo.
Non tutto ciò che è confuso deve essere chiarito immediatamente.
A volte dobbiamo semplicemente restare abbastanza a lungo dentro una domanda perché possa emergere una risposta che ci appartiene davvero.
Tornare a sé
Forse ritrovare la propria mappa interiore non significa tornare alla persona che eravamo prima.
Forse significa ascoltare chi siamo diventati.
Dopo alcune esperienze non torniamo indietro.
Cambiamo, ci trasformiamo.
E questo non significa necessariamente che qualcosa sia andato perduto.
Può significare che stiamo imparando a conoscerci da una prospettiva nuova.
Per questo, quando ci sentiamo persi, forse non dobbiamo chiederci soltanto:
“Come faccio a tornare sulla strada giusta?”
Potremmo chiederci:
“Qual è la strada che oggi ha ancora senso per me?”
La risposta potrebbe non arrivare subito.
Va bene così.
Possiamo iniziare da una domanda.
Da un'emozione.
Da un bisogno.
Da un piccolo passo.
Perché una mappa interiore non serve a dirci esattamente dove dobbiamo arrivare.
Serve, prima di tutto, a non perderci completamente da noi stessi mentre cerchiamo la strada.
E forse, qualche volta, ritrovare la direzione significa proprio questo: tornare a sé.
“Non dimenticare chi sei mentre tutto accade”
Da cuore a cuore,
Giada.
