"Relazioni: Storia di quando ho scoperto che ero un ponte (e di come ho imparato a non farci passare sopra i tir)"

A diciassette anni pensavo solo a fare in modo che tutti andassero d'accordo, senza accorgermi che stavo prendendo un ruolo che mi sarei portata dietro per decenni. Oggi che di anni ne ho più di quaranta, guardo a quella ragazza con affetto e mi rendo conto di quanto quel piccolo "superpotere" incosciente abbia condizionato ogni mia relazione. E di come, per farlo funzionare davvero, ho dovuto prima imparare una lezione del tutto inaspettata...... Leggi L'articolo completo.

LE RELAZIONI

Elisa Giorgi

8/1/20263 min read

«Facciamo così: lunedì andiamo in Tazza, martedì al caffè dei Ritti...»

Ci sono ricordi che non sbiadiscono, hanno proprio un profumo specifico. Per me è l'odore di cappuccino misto corriera delle sei e dieci del mattino.

A diciassette anni, quando scendevamo da quel pullman con lo zaino troppo pesante su una spalla sola, c’era sempre il primo dilemma della giornata: dove si fa colazione? C’era chi voleva il bar vicino a scuola per fare tardi fino all'ultimo secondo, chi voleva le paste della pasticceria in galleria, e chi non voleva proprio entrare a scuola. E poi c’ero io.

Io ero quella che costruiva la rotazione settimanale. Quella a cui andava bene tutto, purchè ci fosse armonia. Quella che nei pomeriggi di orario continuato — dove il pranzo per sei persone diventava l’impresa dell’una e mezza - trovava il modo di far sedere allo stesso tavolo chi non si poteva soffrire, facendoli ridere prima del dolce o smussava le battute spigolose e poco felici prima che al posto del caffè ci venisse servita una camomilla…

Anni dopo, ho rifatto esattamente la stessa cosa in ufficio: ho messo attorno a un tavolo da riunione persone che si schivavano nei corridoi, trovando quel minuscolo punto in comune per farle collaborare.

Per tutta la vita sono stata questo: un anello di congiunzione. Un ponte.

Il prezzo di stare sempre "in mezzo"

Se ti guardi indietro con un pizzico di affetto per la te teenager, ti viene da sorridere. Vedi quell'energia pura, quella voglia viscerale che tutti vadano d'accordo, che nessuno si senta escluso o a disagio. Ma, a guardarla bene con gli occhi dei miei più di quarant'anni, a quella ragazza vorrei fare una domanda semplice, senza giudizio, solo con tanta tenerezza:

«Senti, ma in mezzo a tutti questi incastri per accontentare tutti... tu dove ti sei messa? E quando accontenti gli altri, quando stai andando incontro a te stessa e quando, invece, stai andando contro di te?»

Le relazioni non sono cose da poco. Sono il terreno dove cresciamo, ma il punto è che non cresciamo tutti con gli stessi tempi né nello stesso modo.

A diciassette anni pensi che se un gruppo si rompe o se due persone si allontanano sia un po’ colpa tua che non hai tenuto ben saldo il ponte. A quarant'anni capisci che fare sempre da collante ha un costo sotterraneo: il rischio di annullare i propri desideri pur di mantenere l'armonia attorno.

Il talento nascosto dietro al "fare da ponte"

Eppure, niente di ciò che siamo va buttato via. Se anche tu ti riconosci in questa attitudine da "mediatrice nata", c'è una buona notizia: dietro a questo schema si nasconde un talento.

Fare da anello di congiunzione significa avere un'empatia fuori dal comune, una spiccata intelligenza emotiva, la capacità di vedere il valore nelle persone anche quando loro stesse non lo vedono e farle dialogare.

La vera svolta, nel privato come sul lavoro, arriva quando capisci come usare questo talento senza farti consumare:

  • Nel lavoro: Diventa la tua capacità di creare reti, di fare team building vero, di negoziare e vedere la visione d'insieme. Non sei più quella che "aggiusta i rapporti per quieto vivere", ma quella che connette risorse e visioni.

  • Nel privato: Diventa la capacità di selezionare. Impari a costruire ponti solo verso sponde che vogliono davvero essere raggiunte, smettendo di fare da cuscinetto a chi sceglie di rimanere nel proprio conflitto.

E la prima relazione?

Tornando a quella ragazza della corriera... mi chiedo spesso: sono state davvero le relazioni a portarmi fin qui, o c'è stato altro?

La risposta è che le relazioni sono state lo specchio. Ma la svolta vera c'è stata quando ho capito che la prima, vera relazione da curare era quella con me stessa. Il ponte più importante che dovevo costruire non era quello tra due compagni di classe o due colleghi di lavoro, ma quello tra i miei bisogni profondi e quello che sceglievo di fare ogni giorno.

Oggi, se c'è da scegliere il posto per la colazione, ascolto prima cosa va a me. Se qualcuno non vuole collaborare, lascio che si prenda la responsabilità della sua scelta. E il cappuccino ha un sapore decisamente migliore.

Un abbraccio 

Elisa

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