
"Re-La-Zioni: ritornare là e portarsi verso"
Non è il significato etimologico della parola, ma il significato che oggi prende dentro di me." Con umiltà e semplicità accolgo questo mio "incastro" e questa mia personale interpretazione, così come mi è arrivata mentre scrivevo e riflettevo ... Leggi l'articolo completo.
LE RELAZIONI
Giada Villa
8/1/20263 min read


RELAZIONI
Questa parola, da scomporre, è un po' complicata. Forse proprio perché è perfettamente in sintonia con il tema e con le relazioni del mio cammino.
Proverò a farlo a modo mio.
RE - LA – ZIONI
Io la scompongo così:
RE: indietro, di nuovo, ritornare.
LA: portare là, andare verso.
ZIONE: azione, il mio agire.
Non è il significato etimologico della parola, ma il significato che oggi prende dentro di me."
Con umiltà e semplicità accolgo questo mio "incastro" e questa mia personale interpretazione, così come mi è arrivata mentre scrivevo e riflettevo. Non è il significato etimologico della parola, ma il significato che oggi prende dentro di me.
Per me, relazione è un continuo ritornare là e portarsi verso.
Non basta l'incontro. L'incontrarsi è l'opportunità, è l'inizio tra due persone; ma è l'azione del riportarsi l'uno verso l'altro che costruisce il legame. È la scelta quotidiana di costruire oppure di distruggere.
Portarsi reciprocamente verso l'altro attraverso uno scambio autentico di ciò che ognuno è.
L'incontro con l'altro è uno specchio. Può emanare luce, come il sole che illumina la luna, oppure il buio delle nuvole che la nascondono in una notte profonda.
In qualsiasi caso, mi devo ricordare che siamo fatti di storia, di esperienze, di caratteristiche, di traumi, di guarigioni, di appartenenze familiari.
E, come lo yin e lo yang, dentro di noi convivono parti diverse. Mi torna spesso nel cuore una frase della psicologa e scrittrice Amaeya Canovi: "Dentro di noi c'è un posto bellissimo."
Nell'incontro con l'altro, in base a ciò che sono pronta a reincontrare di me, si attivano i miei mondi interiori. E io posso scegliere se attraversarli oppure no. Credo che dipenda molto dal momento della vita in cui mi trovo.
Attraversarli o scappare. Questo è stato il mio dilemma da sempre.
Per tanti anni sono scappata.
Oggi, invece, sento che ogni incontro è un momento sacro. Vale la pena respirarlo, viverlo, conoscerlo, comprenderlo e poi valutarlo. Solo attraversando questa opportunità posso evolvere, conoscermi e costruire una relazione migliore con me stessa e, di conseguenza, spero anche con gli altri.
Questo mese desidero soffermarmi sulla relazione esteriore più significativa del mio cammino, e certamente la più lunga che abbia mai vissuto: quella con le mie adorate figlie."Parto da qui.
Potrebbe sembrare la relazione più scontata, quella destinata naturalmente a riuscire bene.
Sono le mie figlie!!...
Eppure è stato proprio il non averla mai data per scontata a renderla così incredibile, unica e preziosa.
Il valore aggiunto della mia vita, il luogo da cui ogni volta tutto riparte.
Attraverso loro mi sono conosciuta, riconosciuta, persa, ritrovata e trasformata.
Ho indossato il vestito della madre, ma tante volte sono tornata figlia.
Dentro di me si sono riattivate, nel tempo e nei cambiamenti della loro crescita e della mia, l'energia femminile e quella maschile.
È stato un incontro di cuori, anime e ragione che continuano a camminare insieme su strade diverse, ma che risuonano attraverso lo stesso battito.
Portandomi verso di loro, ho imparato ( e continuo a imparare ) a conoscerle nelle diverse stagioni della vita.
Ho imparato che la libertà, vissuta nel rispetto dei propri confini e dei propri valori, è la chiave.
Una chiave preziosa, ma non sempre facile da custodire, soprattutto quando si infrange contro il mio stesso specchio.
Ed è proprio attraverso questo grande incontro d'amore che il mio essere madre è diventato uno strumento.
Sto imparando ad andare verso le loro scelte, la loro diversità, la loro unicità, la loro schiettezza, le loro ostinazioni.
Parole.
Tempo.
Silenzi.
Fiducia.
Richieste
Riflessione.
Attese.
Un passo avanti.
Uno indietro.
Errori.
Scontri.
Ammende.
Ma, soprattutto, amore condiviso.
Accettazione.
E sono state loro, forse più di quanto io abbia insegnato a loro, a insegnare a me l'accettazione di ciò che sono.
Una donna.Una mamma imperfetta.Incompiuta.
Una donna che cerca il progresso e non la perfezione, attraverso tutte le prove che la nostrarelazione continua a regalarci.
Passi.
Tappe.
Cadute.
Successi.
Sempre in cammino.
Mano nella mano, anche quando la distanza e l'età non ci hanno più permesso di stringerci come
una volta.
Il nostro comune denominatore è sempre stato uno; L'amore.
Tanto amore.
Un amore incondizionato che sono loro ad avermelo insegnato.
Ed è proprio qui che nasce la prova più grande: la costruzione quotidiana della relazione.
Una costruzione costante.
Mai scontata.
Grazie, mie giovani donne in cammino.
Così, ieri inconsapevole e oggi un po' più consapevole, da qui parte la mia prova di andare verso ogni incontro.
E, per grazia di Dio, la mia vita è stata ricca di incontri.
Persone uniche.
Persone speciali.
Ognuna mi ha lasciato un pezzetto di vita, di esperienza e di conoscenza.
Anche e forse soprattutto, gli incontri più faticosi.
Perché sono stati proprio loro ad insegnarmi il modo, spesso difficile e complicato ma
profondamente appagante, di andare verso la relazione più importante della mia vita
Quella con me stessa.
non dimenticare chi sei mentre tutto accade
Da Cuore a Cuore ,
GiadaV.
“Relazioni , incontri preziosi del mio cammino, grazie.
Porto ognuno di voi nel mio Cuore.”
